Sindrome dell’ovaio policistico

Cos’è, quali sono le cause, come si manifesta e come trattarla.

 

La sindrome dell'ovaio policistico è probabilmente il disordine endocrino più frequente nella popolazione femminile e la causa principale di alterazioni del ciclo mestruale e di infertilità anovulatoria. Alla base ha molto probabilmente alterazioni genetiche e si ritiene sia presente nel 20% delle donne sane in età fertile, nel 75% delle donne con infertilità anovulatoria, nell'80% delle donne con oligomenorrea o acne severa e nel 30% delle donne con amenorrea secondaria.

 

I sintomi e i quadri clinici

La sindrome dell'ovaio policistico è caratterizzata dall'associazione di più segni o sintomi e non è possibile fare diagnosi  per esempio solo sulla base di un quadro ecografico. Le manifestazioni sono molto variabili:

 

  • Polimenorrea (mestruazioni troppo frequenti)
  • Oligomenorrea (mestruazioni molto in ritardo)
  • Amenorrea di solito secondaria (assenza di mestruazioni)
  • Quasi sempre è presente un'iperproduzione di androgeni ovarici
  • Modificazione del metabolismo degli zuccheri

 

Le donne affette da sindrome dell'ovaio policistico manifestano sintomi molto variabili: infertilità, irregolarità mestruali, segni clinici di iperandrogenismo. In maniera più o meno marcata possono essere presenti:

 

  • Acne, seborrea e cute grassa
  • Eccesso di peso e grasso corporeo
  • Irsutismo con eccesso di peluria soprattutto sulla linea alba, i glutei e le cosce che si verifica subito prima o intorno all'età del menarca
  • Più raramente si verifica una ridotta ricrescita dei capelli

 

Il menarca avviene di solito in età fisiologica, ma è subito seguito da irregolarità mestruali o lunghe amenorree secondarie.

 

Le possibili cause

Attualmente si ritiene che il fattore scatenante della sindrome sia una iperproduzione di androgeni, ovvero ormoni maschili, da parte dell'ovaio; tale aumento di produzione sembra geneticamente determinato ma poi stimolato e mantenuto da fattori extra-ovarici, come elevati livelli di insulina. L'insulina infatti è in grado di stimolare l'attività di produzione di androgeni dell'ovaio e di inibire il processo di rottura del follicolo che dà luogo all'ovulazione. Da questa iniziale disregolazione endocrina con esagerata produzione di androgeni, conseguono tutta una serie di altre complesse modificazioni ormonali e metaboliche che determinano la manifestazione clinica della sindrome.

 

La diagnosi

Circa il 50-60% delle donne affette da sindrome dell'ovaio policistico sono obese con prevalente deposizione del grasso a livello addominale, identificabile da un rapporto circonferenza vita/circonferenza fianchi superiore a 0.85.

 

L'esame ecografico può mostrare un ovaio di dimensioni maggiori con una distribuzione periferica di numerosi piccoli follicoli, tuttavia può essere difficile un'accurata diagnosi differenziale con ovaie semplicemente multifollicolari, contenenti cioè 7-9 follicoli sparsi nell'ovaio di volume normale o leggermente aumentato.


Il dosaggio ormonale nel sangue da effettuarsi entro il 3°-4° giorno del ciclo, dimostra livelli aumentati di testosterone e talvolta un alterazione del rapporto tra LH e FSH, dovuto ad un aumento dei livelli di LH e ad una riduzione di FSH.


I criteri abitualmente adottati per fare diagnosi sono quindi (e devono essere presenti contemporaneamente):

 

  • Caratteristiche ecografiche specifiche
  • Segni clinici (almeno 2 su 3 tra oligo/amenorrea, irsutismo, anovularietà)
  • Elevazione dei livelli di androgeni nel sangue

 

Sulla base di questi criteri la sindrome dell'ovaio policistico è diagnosticata tra il 5% e il 10% della popolazione femminile in età riproduttiva.

 

La terapia

L'approccio terapeutico dipende dai sintomi della paziente e dall'obiettivo, che può essere quello di ottenere una gravidanza o regolarizzare il ciclo. Vi sono due diverse terapie che possono essere anche combinate tra loro: la terapia "ormonale" e la terapia "metabolica".

 

In presenza di sovrappeso o di alterazioni della secrezione insulinica è fondamentale un programma dietetico. E' dimostrato infatti che la riduzione del 5% del peso corporeo è in grado di regolarizzare il ciclo mestruale, di ridurre i livelli di androgeni e LH e l'eventuale insulinoresistenza. Nel caso sia presente un'iperinsulinemia oltre alla dieta è possibile utilizzare degli ipoglicemizzanti orali come la metformina.

 

Se sono presenti segni clinici di iperandrogenismo è importante somministrare una terapia ormonale che eventualmente possa essere anche contraccettiva (estrogeni e antiandrogeni come il ciproterone acetato).

 

Se vi è una amenorrea secondaria o un'oligomenorrea anovulatoria può essere utile solo un trattamento con un progestinico per 12 giorni al mese iniziando dal 14° dopo l'inizio del flusso.


Infine, in caso di infertilità anovulatoria è possibile ricorrere a induttori dell'ovulazione con opportuni protocolli di somministrazione per modulare al meglio la risposta ovarica a seconda delle esigenze della paziente.

  • Iscriviti al programma!

Entra nella community!

Instagram

 

Lo sapevi che…?

Problemi di coppia? Forse è colpa della dieta

Le scelte alimentari possono incidere sulla vita sessuale: lo dicono gli specialisti della Società Italiana di Andrologia. Il benessere sessuale legato all'alimentazione è dovuto ad una serie di fattori che vanno dalla qualità dei cibi che si mangiano, all'associazione degli stessi, fino alle implicazioni psicologiche per quelli che vengono identificati come cibi afrodisiaci. Una dieta troppo ricca di carboidrati, ad esempio, può provocare una risposta insulinica anomala che ha come conseguenza il calo del testosterone, l’ormone sessuale maschile prodotto dai testicoli. Tra gli alimenti che stimolano maggiormente la produzione di testosterone ci sono le uova, il miele e… l’aglio.

Cistiset Advance