Quando a scuola il bullo è femmina

Il bullismo al femminile: quando le bulle sono un gruppetto di ragazze della tua scuola. Da cosa deriva tanta rabbia?

 

White Lady

Alice per fortuna non l’ha mai vissuto, ma una sua compagna di classe, Alessia, purtroppo sì: è stata vittima di bullismo al femminile. Sembra incredibile che possa capitare a qualcuno che conosci, eppure succede! Ne sai qualcosa? Ne hai mai sentito parlare a scuola? Probabilmente sì, perché, che sia cyber o meno, il bullismo al femminile è un fenomeno in forte crescita. Lo dicono i numeri e lo ricordano i fatti di cronaca.

 

Secondo i dati più recenti raccolti da Telefono Azzurro, circa un adolescente su 5 dagli 11 ai 14 anni è vittima di bullismo, soprattutto in ambito scolastico, e la maggior parte sono bambine. Sarebbe forse meno grave sapere che Alessia e tante altre come lei, umiliate, perseguitate, isolate, malmenate, subiscono tali angherie solo dai coetanei maschi? No, certo. Ma sarebbe forse un’ingiustizia più coerente con il mondo ingiusto e asimmetrico che caratterizza questi tempi. Tuttavia, le cose non stanno così.

 bullismo

Quello che devi sapere è che sono le bambine, e ancora di più le adolescenti tra gli 11 e i 17 anni, ad essere spesso bulle. Sembra assurdo, di solito infatti si pensa ai maschi, e questo deriva da un pregiudizio antico, cioè che le femmine siano per natura meno violente dei maschi, e che questa minore carica di aggressività sia evidente fin da piccole. Sbagliato.

 

La rabbia, devi saperlo, è un sentimento primario degli esseri umani, un’emozione che nasconde il bisogno di sprigionare una grande quantità di energia accumulata dentro. Non è necessariamente negativa e sicuramente anche tu la provi, così come i tuoi amici. Solo che, mentre i tuoi compagni maschi magari sono abituati ad esprimere fisicamente la loro energia, anche quella derivante dalla rabbia, e sono generalmente più maneschi ed esplosivi, tu e le tue compagne siete state educate fin da piccole a mascherare la carica aggressiva e a nascondere la collera. Come se non aveste bisogno di scaricare l’aggressività in modo fisico! Eppure, questo bisogno, ce l’avete anche voi. E se viene represso, c’è il rischio che prima o poi salti fuori nel modo sbagliato.

 

E così è successo che alcune ragazze della scuola di Alessia, diventate adolescenti, non riuscendo a sfogare le loro emozioni più distruttive in modo spontaneo, costruttivo, hanno cominciato a scaricare l’aggressività in altri modi, su quella ragazza timida e insicura della sezione B: hanno preso ad insultarla, punzecchiarla, umiliarla, mortificarla, prenderla in giro in modo crudele e reiterato, arrivando persino ad inventarsi barzellette e canzoni su di lei. Questo comportamento persecutorio ha trovato nella tecnologia un alleato formidabile: le hanno distrutto la reputazione sui social. Non è un caso: il cyber bullismo è il mezzo più usato dalle ragazze per rovinare l’immagine delle coetanee che prendono di mira. In tutto ciò, Alessia non ha mai reagito, anzi, ha sempre negato di subire questo trattamento per evitare rappresaglie.

 

Quelle ragazze non sono diventate improvvisamente aggressive e cattive. Probabilmente sono cresciute in un ambiente dove tutti erano arrabbiati, pieni di violenza pronta a deflagrare al minimo innesco, di negatività. Hanno assorbito lo stress e le tensioni più o meno manifeste, il nervosismo e la paura, e sono diventate a loro volta irrequiete e arrabbiate con il mondo. Abituate a reprimere le emozioni esplosive, hanno fatto propri i modi della prevaricazione verbale e psicologica, così da utilizzarli per sfogarsi al momento opportuno. Magari sono finite nel gruppetto di amiche sbagliato e si sono adeguate alle modalità di comportamento del “branco”; e così, pur senza volerlo, sono diventate delle bulle, delle persecutrici del loro sesso.

 

Educare i figli alla non violenza non è facile se, per primi, sono i genitori i portatori di atteggiamenti aggressivi e se, magari senza rendersene conto, esprimono tanta rabbia anche solo nei gesti quotidiani e nelle parole che usano per giudicare gli altri. Ricordalo quando sarai grande e, magari, sarai mamma anche tu di una bambina piccola. Assicurati che abbia modo di esprimere in modo sano, dinamico e creativo  l’enorme carica di energia che avrà dentro, non costringerla a reprimere la sua rabbia - che tutti i bambini provano quando si sentono frustrati o cercano attenzione e non la ottengono - ma aiutala a indirizzarla verso qualcosa di costruttivo.

 

E, se vorrai dare il buon esempio, crea attorno a tua figlia un ambiente sereno, in cui non regnino l’aggressività le urla, la tensione, il conflitto. Farà bene anche a te.

 

UN CONSIGLIO DA AMICA

Amica

SE VUOI BENE AD ALESSIA DEVI SPRONARLA, CONVINCERLA CHE DEVE ESPRIMERE IL SUO STATO D’ANIMO, PARLARNE CON UN ADULTO CHE PUÒ ESSERE SUA MAMMA, SUO PAPÀ, LA PROF. CON CUI SI TROVA PIÙ IN SINTONIA O COMUNQUE CON CHIUNQUE DI FIDUCIA. A SCUOLA CI HANNO DETTO CHE PUÒ ESSERE UTILE TENERE UN DIARIO SU COSA STA ACCADENDO: COSÌ, ANCHE SE NON SI HA LA FORZA DI PARLARE, SI PUÒ FAR LEGGERE A QUALCUNO CHE POSSA INTERVENIRE. DEVI ANCHE FAR CAPIRE AD ALESSIA CHE QUELLO CHE LE STANNO FACENDO NON È MENO GRAVE DI QUELLO CHE POTREBBE ESSERE IL BULLISMO AL MASCHILE: I MASCHI SONO PIÙ FISICI, MA IL BULLISMO PSICOLOGICO DELLE FEMMINE È TANTO PIÙ INSIDIOSO E PERICOLOSO IN QUANTO MENO VISIBILE.

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