Lavorare da casa, per stare vicina a mia figlia

Lavorare da casa per conciliare carriera e famiglia è il sogno di molte mamme. Io ce l’ho fatta. Ma anche tu puoi trovare la tua strada!

 

Ultimamente si fa un gran parlare delle difficoltà oggettive di conciliare famiglia e lavoro. In effetti non è affatto semplice gestire il tutto anche perché il carico, compresa la gestione della casa, grava quasi esclusivamente su noi mamme. I mariti potrebbero fare di più.

 

Anche lo Stato potrebbe fare di più. Come? Con politiche sociali più attente verso le neomamme e magari una maggiore facilità di accesso al part-time oppure al telelavoro, ovvero la possibilità di svolgere alcune mansioni da casa anziché dall’ufficio.

 

Tornare al lavoro a tempo pieno, magari a un lavoro che comporta fare tanta strada per raggiungerlo, oppure tornare tardi la sera o viaggiare molto, quando hai un bambino ancora molto piccolo comporta riorganizzarsi la vita, soprattutto se non hai nonni disponibili ad occuparsene al posto tuo. Sì, ok, ci sono gli asili nido e le tate, ma a parte il costo non indifferente, che non tutti riescono a sostenere, bisogna mettere in conto che i piccoli si ammalano spesso e che quindi spesso ti tocca trovare una soluzione alternativa, magari all’ultimo momento. Devi essere precisissima, organizzatissima, ogni tassello deve essere al posto giusto.

 

E poi c’è il non trascurabile fattore psicologico: non per tutte le mamme – e tutti i bambini – il distacco riesce con naturalezza. Bisogna tenerne conto. Certo, l’hanno sempre fatto tutte, ma definirlo una passeggiata sarebbe una bugia! I primi tre anni di vita di un bambino sono momenti unici, irripetibili, dove imparano tutto; quel tutto che poi un giorno, improvvisamente, diventerà scontato. E poi c’è il contatto con la mamma, utile al loro sviluppo psicofisico.

 

Quindi, come conciliare il lavoro con la famiglia?

 

Quando sono rimasta incinta ero disoccupata per cui non è stato difficile scegliere tra le due cose. Non sono rimasta però con le mani in mano e, in quei nove mesi, mi sono scervellata su cosa potessi fare per contribuire al bilancio familiare. Al tempo stesso desideravo stare più tempo possibile con mia figlia.

 

La Rete mi ha aiutato a capire quale fosse la mia strada. In effetti, ci sono tantissime attività che possono essere svolte da casa. Bisogna capire un po’ quali sono le proprie passioni e possibilmente provare a trasformarle in un lavoro redditizio, partendo da un presupposto che non è facile. Si comincia piano piano, guadagnando poco e per affermarsi, per essere riconosciuti, ci vuole un certo tempo.  Io, per esempio, ho scelto di diventare una mamma blogger, che non è esattamente come tenere un diario. Ci sono scadenze, pezzi da consegnare, da rifare; ci sono abilità tecniche da acquisire, testi da studiare, appuntamenti cui non si può mancare. Insomma, non è tutto oro quel che luccica. Come tutti i lavori, servono impegno, costanza e sicuramente un pizzico di fortuna. In cambio però ho la possibilità di gestire il mio tempo. Se una mattina per esempio decido che quel giorno ho voglia di farmi un giro in centro, posso farlo senza che nessuno mi dica nulla. Vorrà dire che scriverò il post il giorno prima o la sera tardi, dopo aver messo a letto la bimba.

 

Molte future mamme, con la gravidanza, riscoprono il loro lato “craft”, cioè dedito all’artigianato, al fai-da-te, ai lavoretti con le mani e la fantasia; si mettono a cucire bavaglini, confezionare bomboniere, scrivere libri per bambini, creare gioielli o realizzare fasce per il babywearing.

 

Questi sono solo alcuni esempi di soluzioni che possono essere utili sia a chi un lavoro ce l’ha, ma preferisce lasciarlo, o magari è costretta, perché incompatibile con la famiglia, sia a chi non ce l’ha o l’ha perso: non si diventa miliardarie ma è un modo carino per guadagnare qualcosa e poter stare vicine ai propri figli. L’importante è non perdersi d’animo e darsi da fare. E noi mamme sappiamo quanta energia e forza di volontà abbiamo dentro, che aspetta solo di essere sprigionata!

 

RUBRICA A CURA DI ILARIA CUZZOLIN



Giornalista, mamma e blogger, parla di risparmio, consigli per gli acquisti, rapporto con i bimbi, problemi di mamma e tanto altro.
MammaRisparmio.it - Facebook

 

Le 6 lady

A pezzi, dentro e fuori: una vacanza da incubo

Set 27, 2016 / Pink

Ho aspettato per mesi di trascorrere una vacanza da sogno e non solo mi sono ammalata sul più bello, ma ho anche scoperto il mio uomo flirtare con un’altra.

Leggi tutto
  • Iscriviti al programma!

Seguimi sui social

 

Lo sapevi che…?

pH vaginale? Meglio acido

Il pH misura il grado di acidità (da 0 a 7) o di basicità (da 7 a 14) dei liquidi biologici e dei tessuti. In età fertile il pH vaginale è acido, cioè compreso tra 4,5 e 5. Gli ormoni estrogeni stimolano infatti la produzione di glicogeno, uno zucchero che viene trasformato dalla flora batterica in acido lattico, sostanza che mantiene stabile il pH. L'acidità è importantissima per il benessere dell'ecosistema vaginale: in queste condizioni, infatti, i germi patogeni non riescono a moltiplicarsi, con minore probabilità di sviluppare infezioni intime. Può bastare un prodotto sbagliato per alzare l'acidità delle mucose genitali, indebolire i lattobacilli e spianare la strada ai germi patogeni.

Cistiset Advance