I tumori benigni dell'utero: i fibromi o fibromiomi

I fibromi o fibromiomi rappresentano i tumori benigni più comuni dell’utero. Ne soffre una donna su 5 in età fertile, con prevalenza dopo i 35 anni.

 

I fibromi o fibromiomi sono formazioni solide che originano dalla parete muscolare dell’utero e possono essere unici oppure, più frequentemente, multipli. Le loro dimensioni variano da un piccolo chicco di grano ad una massa che può arrivare ad occupare parte dell’addome. Durante la gravidanza aumentano di dimensioni, con la menopausa invece si ha una loro riduzione anche se non una loro completa scomparsa.

 

 

La natura dei fibromi

I fibromi sono formati da tessuto muscolare circondato da una pseudocapsula di tessuto connettivo che li separa dal tessuto muscolare circostante e sotto la quale decorre la loro circolazione nutritiva. Sono di natura benigna e la loro degenerazione maligna è rarissima, meno dello 0,1-0,2% dei casi.

 

 

Perché si sviluppano i fibromi

Il meccanismo che sta alla base della formazione dei fibromi non è ancora completamente chiarito. Il fatto che la loro insorgenza sia correlata alla funzionalità ovarica e che con la menopausa vi sia una regressione, significa che la secrezione ormonale, in particolare la componente estrogena, riveste un ruolo determinante. Infatti nel tessuto fibromatoso vi è una maggior concentrazione di estrogeni legata ad un maggior numero di recettori e ad un alterato metabolismo di questi in entrambi i casi geneticamente determinato.

 

 

Tre tipi di fibromi

Con il suo sviluppo il fibroma può dare origine a forme che:

 

  • Rimangono limitate alla parete muscolare dell’utero (fibromi intramurali)
  • Si spingono verso la superficie esterna sollevando il rivestimento peritoneale (forme sottosierose)
  • Protrudono verso la cavità endometriale spingendosi sotto l’endometrio (forme sottomucose)

 

L’accrescimento dei fibromi di solito è lento e progressivo, solo talvolta può andare incontro a rapidi accrescimenti, come nel caso della gravidanza.

 

 

I sintomi della presenza di fibromi

Nel 50% dei casi sono asintomatici e riscontrati occasionalmente durante una visita di controllo ginecologica. In altri casi possono dar luogo a dolori mestruali importanti o cicli menometrorragici, ma l’entità del sintomo dipende soprattutto dallo loro dislocazione: infatti miomi anche voluminosi ma sottosierosi possono non dare alcun fastidio rispetto ad altri magari piccoli ma sottomucosi.


All’origine del sanguinamento anomalo vi è:

 

  • In parte una turba della contrattilità uterina responsabile della chiusura emostatica dei vasi
  • In parte un’alterazione dell’endometrio e una anomala produzione di sostanze vasodilatatrici (le prostaglandine e le prostacicline) da parte del tessuto fibromatoso

 

Solitamente il fibromioma senza complicazioni non causa né alterazioni del ciclo né dolore, talvolta può essere responsabile di un senso di pesantezza al basso addome.

 

Se compare improvvisamente dolore di tipo colico significa che è avvenuta un’alterazione ischemica a carico del fibroma:

 

  • Per torsione del peduncolo con il quale nelle forme sottosierose è connesso alla parete uterina e conseguente blocco della circolazione
  • Per crisi acute della circolazione all’interno di voluminosi miomi intramurali, come può capitare nel secondo trimestre di gravidanza

 

Il dolore crampiforme caratteristico durante la mestruazione dipende invece dalle contrazioni dell’utero che tenta di espellere miomi solitamente sottomucosi, occupanti la cavità endometriale.

 

 

Fibromi e infertilità

I fibromiomi possono interferire con il concepimento, ma l’esatto meccanismo non è ancora ben chiaro, molto spesso dipende dalla loro collocazione: circa il 40-50% delle pazienti con infertilità dopo l’asportazione del mioma concepisce spontaneamente.

 

 

La diagnosi

L’iter diagnostico prevede, oltre alla visita ginecologica, l’ecografia che consente di studiare volume e collocazione dei miomi ed eventualmente l’isteroscopia per rilevare o meno la presenza di formazioni intracavitarie sottomucose ed è particolarmente utile nei casi di menometrorragia per inquadrare l’eventuale causa del sanguinamento.

 

 

Le possibili terapie

Solo i fibromi che per il loro volume o per la loro dislocazione danno fastidio agli organi vicini (ad esempio comprimendo la vescica o il retto con conseguente pollachiuria, comparsa di emorroidi, disturbi alla defecazione) o provocano emorragie non controllabili con cure mediche, meritano di essere asportati chirurgicamente.


La condotta terapeutica dipende dall’età della paziente, dal volume dei fibromi, dalla presenza di sintomatologia, dall’aver avuto o meno gravidanze e dall’eventuale desiderio di prole.


Le forme asintomatiche prevedono solo controlli medici. In caso di forme sintomatiche la scelta di una terapia medica prevede l’utilizzo di progestinici o estroprogestinici con lo scopo di limitare o bloccare le menometrorragie.

 

Nel caso in cui la terapia medica abbia insuccesso o le dimensioni del mioma o dell’utero siano importanti o siano presenti sintomi dolorosi o da compressione di organi vicini è giustificato il ricorso alla terapia chirurgica che prevede:

 

  • La sola miomectomia, cioè l’asportazione del mioma
  • L’asportazione totale dell’utero, l’isterectomia

 

I tipi di intervento possono essere molto diversi, per via laparotomica, vaginale o laparoscopica e dipendono dalle caratteristiche del mioma e dalle necessità della paziente, quindi la scelta deve essere effettuata dopo attenta valutazione ginecologica.

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