Diabete gestazionale

Il diabete mellito rappresenta la complicanza medica di più frequente riscontro in gravidanza.

 

Il diabete gestazionale è definito come un’intolleranza ai carboidrati di entità variabile, con insorgenza o prima diagnosi in gravidanza. La sua prevalenza è tra il 2-5% di tutte le gravidanze e rappresenta un'entità clinica distinta dal diabete mellito conclamato preesistente alla gravidanza che è caratterizzato da sintomi, segni e da rischi ostetrici specifici.

 

In gravidanza i livelli glicemici si modificano con fluttuazioni nell'arco della giornata diversi rispetto alla condizione non gravidica: la glicemia a digiuno tende ad essere inferiore mentre i valori postprandiali sono superiori; il profilo complessivo della glicemia tende comunque a decrescere fino a raggiungere valori minimi intorno alla 20° settimana di gravidanza.

 

Dal 1° trimestre inoltre aumenta progressivamente la produzione di insulina da parte delle cellule del pancreas per fronteggiare la progressiva ridotta sensibilità delle cellule all'insulina stessa (l'insulina è un ormone che regola l'utilizzo e l'immagazzinamento dello zucchero nelle cellule del nostro organismo).

 

Quindi il diabete gestazionale è un disturbo del metabolismo indotto dalla gravidanza e che insorge quando l'incremento di produzione dell'insulina non è sufficiente a compensare la relativa insulino-resistenza indotta dalla gravidanza. La conseguenza è un sovraccarico di zuccheri circolanti che dalla circolazione materna passano al feto determinando iperglicemia e iperinsulinemia nel feto stesso.

 

Le possibili conseguenze per la mamma e il bambino

I principali problemi per la salute materno-fetale correlati al diabete sono:

 

  • Rischio 2-3 volte maggiore di sviluppare feti macrosomi (con peso alla nascita maggiore di 4 kg) con i relativi rischi di complicanze ostetriche al parto (come difficile espulsione della testa e delle spalle con rischio di lesioni del plesso nervoso e paralisi brachiale o frattura della clavicola: rischio 2-6%)
  • Rischio aumentato di morte endouterina fetale
  • Rischio aumentato di parto cesareo
  • Rischio materno di sviluppare entro 20 anni un diabete mellito conclamato (circa il 50% delle donne)
  • Rischio aumentato per i figli di madri diabetiche di sviluppare a lungo termine complicanze quali obesità, diabete e patologie cardiovascolari croniche

 

La diagnosi di diabete gestazionale

Visti i rischi connessi al diabete gestazionale, non solo per la mamma ma anche per il feto, alle donne tra la 24° e la 28° settimana di gravidanza (se non ci sono fattori di rischio importanti per il diabete, altrimenti si procede prima) viene proposto uno screening che consiste in una curva da carico con 75 grammi di glucosio somministrati tramite uno sciroppo o bevanda dolce. Durante questo test vengono effettuati tre rilievi glicemici: a digiuno, dopo  60 minuti e dopo 120 minuti. Se uno o più valori risultano anomali (≥92 mg/dl a digiuno, ≥180 mg/dl dopo un’ora e ≥153 mg/dl dopo due ore), si fa diagnosi di diabete gestazionale.

 

I maggiori fattori di rischio

  • Pregresso diabete gestazionale
  • Familiarità di 1° grado per diabete
  • Obesità (BMI ≥ 28 )
  • Età > 35 anni
  • Pregressa macrosomia fetale (peso alla nascita ≥ 4 kg)
  • Mortalità perinatale da causa ignota
  • Crescita fetale accelerata

 

Altri fattori predisponenti

  • Sovrappeso
  • Ipertensione arteriosa
  • Due o più aborti spontanei
  • Polidramnios (cioè abbondante presenza di liquido amniotico, al di sopra dei parametri di norma)
  • Elevato numero di parti
  • Parti pretermine

 

Le terapie

Una volta diagnosticato il diabete, la gestante dovrà prestare particolare attenzione all’alimentazione e allo stile di vita. Il trattamento del diabete gestazionale prevede infatti:

 

  • Dieta personalizzata con apporto calorico misurato a base di cibi a basso indice glicemico
  • Automonitoraggio della glicemia più di una volta al giorno su una goccia di sangue dalla punta del dito, con l'obiettivo di mantenere valori tra 63 e 99 mg/dl a digiuno e inferiori a 126 mg/dl 2 ore dopo i pasti
  • Terapia insulinica nei casi più gravi

 

  • Iscriviti al programma!

Entra nella community!

Instagram

 

Lo sapevi che…?

In premenopausa cambia il desiderio sessuale

Le oscillazioni ormonali che avvengono durante la premenopausa possono indurre profonde modificazioni dell'attività sessuale e della risposta agli stimoli. A volte, inoltre, il calo della disponibilità ad avere rapporti è legato a un’aumentata secchezza vaginale, che può provocare dolore o fastidio durante l’amplesso. Se il problema è la scarsa lubrificazione, dietro consiglio del ginecologo potrebbe essere utile intervenire con gel specifici. La lubrificazione è importante anche per evitare microtraumi a livello delle mucose che possono favorire la proliferazione di infezioni. Un’ultima causa di calo del desiderio potrebbe risiedere nell’ansia dovuta all'arrivo imminente della menopausa.

Cistiset Advance