Dalla parte delle donne: #noallaviolenzasulledonne

Violenza, la subisce nel mondo una donna su tre. E’ ora di dire basta, di denunciare, di inasprire le pene ed educare le nuove generazioni all’uguaglianza di genere.

Chiara, Isabella, Roberta. Sono nomi di donne, magari le nostre vicine di casa, o le mamme dei compagni di scuola dei nostri figli. Sono le signore che incontriamo quando andiamo a fare la spesa o dal parrucchiere. Sono anche i nomi di donne che sono scomparse, uccise, picchiate fino a ridurle allo stato vegetativo da un uomo che le era vicino e che pensavano le amasse. Rappresentano storie di vita che abbiamo imparato a conoscere tramite i mass media, ma sono anche una minima parte di ciò che avviene ogni giorno, magari in silenzio, proprio alle nostre vicine di casa.

 

 

Secondo i dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, in tutto il mondo 1 donna su 3 ha subito almeno una volta nel corso della sua vita una violenza fisica, sessuale o psicologica, da parte di un uomo. Un terzo di queste violenze avviene tra le mura domestiche: è il fidanzato, il compagno, il marito, l’amante, il padre, ad infierire. E in questi casi non si tratta mai di episodi isolati, ma di un continuo sempre più aggressivo che troppo spesso porta a quello che è stato definito un "femminicidio", ovvero un omicidio di genere.

 

Nomi, storie e numeri che raccontano ciò che si sa, che è palese perché ormai è avvenuto, ma che nascondono il grande sommerso. Se una donna non denuncia tutto rimane nascosto e lei continua a subire.

 

Il 38% degli omicidi di donne a livello globale è commesso da un partner intimo. La violenza è la prima causa di morte e invalidità tra le donne tra i 15 ed i 44 anni, più del cancro o della guerra. Non solo. Abuso fisico e sessuale influenzano spesso la salute delle vittime: queste donne hanno una maggiore vulnerabilità alla depressione, agli attacchi di ansia, all'HIV e altre malattie a trasmissione sessuale, difficoltà a procreare, e ovviamente cicatrici, e fratture, oltre che sulle ossa e sulla pelle anche nell'anima. Una vera violazione dei diritti civili.

 

L'OMS ha evidenziato alcuni fattori che, come è facile immaginare, espongono maggiormente le donne al rischio di subire perpetrazione di violenza: basso livello di istruzione, esposizione a maltrattamenti o violenze anche nella famiglia di origine, consumo di alcolici, accettazione del concetto di diseguaglianza di genere e dunque di inferiorità e violenza. L'emancipazione femminile, dunque, non è la vera causa di tutto ciò, anzi!

 

Ma perché queste ragazze o signore mature soffrono in silenzio? Sono fragili, hanno paura, spesso vorrebbero fuggire ma non sanno dove andare; il compagno il più delle volte le tiene in pugno economicamente, convinte sin dall'inizio del loro amore a fare le casalinghe e a lasciare il lavoro; sono minacciate: temono di perdere il figlio o che sia fatto del male a qualcun altro della famiglia. Altre volte sono solo innamorate dell'amore e sperano – inutilmente - nel fatidico pentimento e cambiamento dell'uomo che sta loro vicino.

 

Ma poi, a pensarci bene, anche se esistono i mezzi per fare le valigie ed andarsene di casa, chi vieta al compagno violento di raggiungerti? La cronaca la dice lunga su questo. Le leggi, come quella sullo stalking, esistono anche in Italia, ma non c'è modo di tenere lontano una persona per sempre: le forze dell'ordine non possono piantonare tutto il giorno l'esistenza di una vittima. Un motivo in più per cui non si denunciano le violenze fisiche, per il timore di una reazione ancora più terribile del quotidiano.

 

E che dire delle violenze sessuali? Ancora nel mondo molte ragazze o donne vengono colpevolizzate per il loro stile di vita o abbigliamento, mentre in altri luoghi ad alto tasso di povertà vengono vendute e violentate anche se ancora bambine.

 

Cosa si può fare contro tutto questo? Difficile dirlo. Laddove esistono delle leggi, la certezza della pena potrebbe essere la soluzione, non definitiva ma utile sicuramente in gran parte dei casi: finché chi picchia e violenta non viene trattato come un criminale e arrestato non avrà remore; le pene dovrebbero poi essere inasprite. Ma tutto ciò oggi come oggi sembra fantascienza. Molto si può fare nell'educare le nuove generazioni all'uguaglianza di genere, risolvere cioè il problema alla base, ma la strada è lunga e allora nel frattempo è importante potenziare i centri antiviolenza, le "case rifugio" che accolgono le donne in difficoltà, che vogliono fuggire da compagni e padri violenti prima di essere uccise, che vogliono portare con se i loro bambini, trovare un lavoro, un tetto sotto il quale dormire serene e delle persone su cui contare anche per la scuola dei figli.

 

Per tutte quelle donne insomma che sono state annientate da uomini violenti e che vogliono rifarsi una vita, vera, per quelle ragazze o signore in età più avanzata che ogni giorno desiderano alzarsi, anziché con la paura, con la speranza che sia una buona giornata.

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