Dalla parte dei ragazzi: … E se tuo figlio fosse gay?

Dubbi, ansie, timori, crisi: come deve comportarsi una mamma che sospetta o ha la certezza dell'omosessualità del proprio figlio?

Un figlio o una figlia gay? Le paure al riguardo sono ancora tante, nonostante lo sdoganamento di molti luoghi comuni. Alcuni però credono ancora che l'omosessualità sia una malattia, altri una perversione sessuale, senza contare che in molte famiglie rimane un tabù. Inoltre, non in tutti gli ambienti sociali e professionali l'identità sessuale è considerata un qualcosa di personale e a sé stante. Non a caso, e non di rado, i gay vengono sottoposti a discriminazioni e maltrattamenti che sono naturalmente fonte di sofferenza.

 

Un genitore può fare molto al riguardo, per prevenire questi disagi: oltre al "sé", il primo mondo esterno con cui un ragazzo si confronta è la famiglia, ed è fondamentale che un adolescente alle prese con la propria sessualità si senta libero di parlarne in casa, capire e confrontarsi con chi lo ama.

 

Lady

Lo sa bene Stefania, neomamma e psicologa, oltre che spirito libero dalle ampie vedute: perché un figlio possa davvero essere se stesso, a prescindere dal proprio orientamento, è importante instaurare un dialogo aperto e sincero sin dall'infanzia o preadolescenza, su qualunque tematica: il bambino deve sapere di poter parlare di qualunque cosa con mamma e papà. Non sempre però questo è possibile, anche a causa di un retaggio culturale o di pregiudizi sociali e personali. Cosa fare dunque?

 

 

PARTIAMO DAL DUBBIO: "MIO FIGLIO È GAY?"

Una mamma di solito comincia a fare l'investigatrice, a controllare come un segugio ogni movimento, sguardo, o frase del proprio ragazzo. Arriva anche a spiare nei diari, nelle mail, o le chat sul cellulare. E probabilmente finisce per essere scoperta. Tutto ciò può ferire molto: fa perdere la fiducia e soprattutto in qualche modo presuppone la risposta di una non accettazione. I papà tendono invece a far finta di nulla, oppure a stimolare argomentazioni sessiste e maschiliste, spesso anche battutacce a sfondo sessuale, per stimolare una reazione, per "vedere l'effetto che fa". Purtroppo l'effetto nel figlio può essere devastante: senso di sofferenza per inadeguatezza, incomprensione, paura, delusione.

 

Non sarebbe più semplice nel dubbio aprire un dialogo con il proprio ragazzo? Basta una frase, seppur difficile, ma diretta:

Ti vogliamo bene, pensiamo che tu possa avere un disagio a vivere la tua sessualità liberamente. Sappi che con noi puoi parlarne in qualunque momento, e non ti giudicheremo mai.

 

 

E SE INVECE CI FOSSE UN INASPETTATO COMING OUT?

E' impossibile stabilire a priori le reazioni, i pensieri, i dubbi e probabilmente sarà difficile trovare le parole giuste per una risposta. Talvolta anche solo l’espressione del viso può esprimere un disagio o un disappunto incontrollabile, che diventa molto doloroso per il ragazzo o la ragazza. Non bisogna chiudersi. Non bisogna interrompere il dialogo che un figlio sta instaurando su un argomento così importante per la sua vita.

 

Se le parole giuste non arrivano è meglio tacere piuttosto che dire cose di cui ci si potrebbe pentire. Un abbraccio e un "ti voglio bene" non guastano mai. Per il resto si può chiedere di attendere l'elaborazione delle proprie emozioni per poter essere di supporto con un dialogo aperto.

 

La famiglia, la casa, la mamma, sono il rifugio migliore da ogni cattiveria e pregiudizio del mondo sociale. Se un ragazzo può contare su questi valori non ci sarà nulla che potrà scalfirlo.

 

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