Dalla parte dei bambini: come affrontare il divorzio dei genitori

La separazione di due genitori può mettere a dura prova l’equilibrio di un bambino e di un adolescente, ma in modi diversi. I consigli per sostenerli al meglio.

 

Veronica, una nostra cara amica, a un certo punto della sua vita ha cominciato a dubitare dei sentimenti per suo marito e del suo matrimonio. Poi ha fatto un passo indietro ed è riuscita a rimettere insieme i cocci, non senza sacrifici. Ma non per tutte le coppie è così. Quando l’amore finisce, o quando la forza degli imprevisti supera quella del cuore, può accadere che un matrimonio vada all’aria.

 

 

Le sofferenze sono molte, e profonde. Per i due coniugi, per la famiglia, per i figli. Ed è proprio di questi ultimi che vogliamo parlare, di come aiutarli a superare il trauma della separazione o del divorzio di mamma e papà.

 

Oggi la maggioranza dei bambini supera il divorzio o la separazione dei genitori senza avere gravi ripercussioni a livello comportamentale, emotivo, sociale. A differenza che nel passato, fortunatamente, si è perso lo stigma del “figlio di genitori divorziati”. Certo, il rischio di problemi è più alto, ma non corrisponde ad una certezza, rimane un’eventualità.

 

Tutto sta nel modo in cui i genitori separati riescono a contenere e incanalare lo stress del bambino o adolescente dovuto ai cambiamenti della vita, che comunque viene stravolta: cambiano la routine, il concetto di famiglia, l’idea dell’amore che non è più un qualcosa di eterno, ma diventa un sentimento a tempo. Tutto ciò è destabilizzante anche per l’adulto che sceglie la separazione, figuriamoci per un ragazzo che la subisce.

 

Ma qualcosa si può fare per aiutarli, tenendo presente però la loro età.

 

E’ evidente che non si può generalizzare e che ogni individuo, a prescindere da quanti anni abbia o dalla sua storia familiare ed emotiva, reagisce in maniera diversa. E a dirla tutta neppure gli esperti del settore (psicologi, psichiatri e psicoterapeuti dell’età evolutiva) concordano a fondo su quali effettive ripercussioni ci possono essere nei figli di genitori separati. Su un aspetto però sembrano pensarla tutti allo stesso modo: l’età incide parecchio ed occorre tenerne conto.

 

Nella maggioranza dei casi i bambini fino agli 8-9 anni ad esempio, reagiscono alla separazione tra mamma e papà in modo diametralmente opposto rispetto agli adolescenti (10-14 anni): nei primi si intensifica una certa dipendenza dai genitori, nei secondi si accelera il percorso di indipendenza.

 

MAMMA E PAPA’ DIVORZIANO: LA REAZIONE DEI PIU’ PICCOLI

Il bambino perde la routine delle cure, le certezze, quelle regole a cui è fortemente aggrappato: si stravolge il suo mondo sociale, a maggior ragione se a lasciare la casa è il genitore con cui c’è maggior feeling e complicità. Deve imparare ad accettare l’instabilità, i nuovi ambienti, nuove persone; in particolare per i più piccoli rimane difficile capire che la separazione è un qualcosa di definitivo, in contrapposizione al fatto che la famiglia, punto essenziale di riferimento fino a quel momento, non lo è più; sperare in un ricongiungimento per loro significa in qualche modo accantonare il dolore della perdita.

 

Benché sia impossibile generalizzare, tendenzialmente è sconsigliato organizzare feste o iniziative in compresenza con i genitori, come se nulla fosse accaduto, come per far accettare al bambino la situazione con gradualità: non si otterrebbe altro che l’illusione di un qualcosa che non avverrà, ritardando così la necessaria accettazione della nuova vita. Al contrario occorre spiegare la situazione e placare le sue ansie ed i suoi pensieri:

 

Se non c’è più l’amore tra loro cesserà anche quello nei miei confronti?
Se mi ha abbandonato uno potrebbe farlo anche l’altro?

 

Queste preoccupazioni potrebbero manifestarsi anche con una risposta regressiva: capricci, pipì a letto, abbandono della cura del sé ecc. Il desiderio più o meno inconscio è ovviamente quello di attirare l’attenzione, per garantirsi le necessarie certezze.

 

Ristabilire la routine con ordine e prevedibilità - nel nuovo assetto della famiglia - che per un bimbo sono sinonimo di sicurezza, fiducia ed amore, è probabilmente la cosa migliore da fare.

 

MAMMA E PAPA’ DIVORZIANO: LA REAZIONE DEI PIU’ GRANDICELLI

Per i ragazzi più grandi, l’accettazione del cambiamento è più rapida: non c’è più un’intensa dipendenza genitoriale e la separazione diventa una sorta di scusa per estendere al di fuori del nucleo familiare la propria nuova compagine sociale, nel momento in cui questo passaggio è già di per se stesso fisiologico.

 

Al contrario che nel bambino, nell’adolescente c’è una risposta più aggressiva: è già indipendente, per cui può reagire con una forte ribellione alle regole della famiglia, quelle rispettate e comprese fino ad allora e poi disconosciute dai genitori stessi con la separazione. Nella mente di un quattordicenne, quando i genitori si lasciano, possono aleggiare pensieri di questo tipo:

 

I miei genitori mi hanno tradito, non sono affidabili, devo contare solo su me stesso o sui miei amici.
Sono egoisti: non gli importa se così soffro.

 

Dunque? Se il bambino ha il desiderio di avere più vicini i genitori, il ragazzo più grande tende ad allontanarli e il dolore dei primi si contrappone ad un sentimento di rancore nei secondi. Ecco allora che subentrano atteggiamenti di sfida e di distacco.

 

Un genitore deve insistere nel dedicarsi al ragazzo senza entrarci in conflitto (il difficile è questo), impegnandosi con una maggiore responsabilità personale, dimostrando cioè che non c’è egoismo e che l’indipendenza è bene accetta laddove le regole si continuano a rispettare per il suo bene.

 

UNA RACCOMANDAZIONE PER TUTTI

In generale è sempre sconsigliato assecondare le risposte dei bambini e dei ragazzi: occorre lavorare su se stessi nel rapporto con loro in seno al concetto di famiglia – seppur diversa in composizione, ma non nuova -  e non sui figli in quanto vittime di una separazione. Se si cede facilmente ai capricci o alle sfide, significa confermare ai propri figli una mancanza diretta nei loro confronti e rendere i loro pensieri negativi una certezza: il senso di colpa c’è – è indubbio - ma occorre tenerlo sotto controllo, così come l’astio nei confronti del coniuge che ha deciso per il divorzio.

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