• 27 Settembre 2016

A pezzi, dentro e fuori: una vacanza da incubo

Ho aspettato per mesi di trascorrere una vacanza da sogno e non solo mi sono ammalata sul più bello, ma ho anche scoperto il mio uomo flirtare con un’altra.

 

Lady

Sono a pezzi, dentro e fuori. Dentro perché ho il cuore infranto, fuori perché un virus mi ha messa ko per gran parte delle vacanze. E così la mia tanto agognata crociera in Norvegia si è trasformata in un incubo.

 

Da non crederci: io non sono una che si ammala di frequente, anzi! Di solito passo stagioni intere senza neppure un raffreddore. Poco tempo fa ero stata dalla mia dottoressa per via di un’improvvisa stitichezza dovuta al troppo stress, e a qualche ripercussione delle tensioni sul mio ciclo mestruale, ma a parte questo stop. E invece, proprio quando finalmente ero in procinto di godermi quella che sulla carta avrebbe dovuto essere la più bella vacanza della mia vita, un virus mi ha stesa… E non solo lui, purtroppo.

 

E’ capitato che già in fase di imbarco mi sentissi un po’ strana, avevo mal di testa, mi sentivo fiacca e infreddolita. Così una volta salpati mi sono stesa a letto e mi è salito un febbrone da cavallo. I primi due giorni degli otto della crociera li ho passati a letto, in preda a dolori dappertutto e una gran nausea accentuata dal movimento della nave.

 

Paolo mi accudiva come poteva, dicendomi che, con un bel po’ di riposo, il malanno sarebbe guarito da solo in pochi giorni. E così mi portava brodini di pollo e succhi di frutta, stava sempre chiuso in cabina con me a farmi compagnia e a rincuorarmi, ma alla fine, dal momento che era inutile che si rovinasse anche lui la vacanza, lo spingevo ad uscire a fare le escursioni con gli altri passeggeri, perché non era giusto che si sacrificasse per me. Io, intanto, dormivo quasi tutto il tempo.

 

Il terzo giorno c’era in programma l’escursione a Sognefjord, il fiordo più profondo della Norvegia. Io non me la sentivo ancora di uscire dalla cabina, ma mai e poi mai avrei permesso a Paolo di perdersi quella meraviglia. Quindi l’ho salutato e mi sono rimessa a letto. Non l’avessi mai fatto!

 

La sera Paolo non tornava. Nel senso che in teoria sarebbe dovuto rientrare intorno all’ora di cena, come tutto il resto del gruppo. Invece nulla. Anche il suo cellulare era muto. Panico. Così mi sono vestita e sono uscita a cercarlo. E purtroppo l’ho trovato.

 

Era seduto al ristorante del nostro ponte, non da solo, ma in compagnia di una ragazza molto bella, conosciuta evidentemente quel giorno in escursione. Mangiavano seduti vicini, chiacchieravano e si guardavano negli occhi. Io di ghiaccio. Sono rimasta in piedi a fissarli da lontano per almeno 15 minuti, poi sono rientrata in cabina e mi sono buttata a letto a piangere.

 

Cosa avrei dovuto fare? Affrontarlo, picchiarlo, lasciarlo, fare una scenata da pazza o far finta di nulla? Cosa? In quel momento il mondo sembrava crollarmi addosso. Così ho chiesto aiuto alla mia amica Claudia, che mi ha consigliato di non fare nulla, se non mangiare qualcosa, cercare di riprendermi, farmi più carina che potevo, prendere vitamine e da quel momento in poi partecipare a tutte le attività della crociera. Insomma, di non lasciarlo più da solo ed essere allegra e naturale come sempre.

 

Ho fatto così, anche se ho provato una terribile fitta al cuore quando ho sentito Paolo che rientrava silenziosamente in cabina, senza avermi neppure mandato un messaggio per sapere se ero viva o morta. Non era certo da lui. L’indomani sembrava contento che stessi bene, e così siamo scesi a fare colazione insieme, la prima dall’inizio del viaggio.

 

Quando ho visto quella carogna che aveva cenato con Paolo, ho capito che c’era qualcosa tra loro, lo sentivo. Ho di nuovo scritto a Claudia per dirle delle mie sensazioni. Mi ha risposto ancora di non fare nulla, di non chiedere nulla, anche perché la crociera a breve sarebbe finita, e così le tentazioni per Paolo. Mi ha riportato il consiglio di una ginecologa letto su un sito femminile:

La Ginecologa 

Dopo tanti anni insieme, una innocente cotta ci può anche stare. A patto che sia innocente. Può dare linfa nuova a un rapporto un po’ arrugginito e va preso come sprone a ravvivare la vita di coppia.

 

 

Quella di Paolo era una cotta innocente? O qualcosa tra di noi si stava rompendo? Gli ultimi giorni di crociera sono stati strani, eravamo in apparente sintonia, abbiamo anche fatto l’amore, ma lui e Viola continuavano a cercarsi con gli occhi. Sapevo che non sarebbe finita lì.

 

Mi sento ancora molto scombussolata dalla malattia e da quanto è successo. Il mio cuore è in allarme. Cosa succederà? Sto perdendo Paolo?

 

 

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